Recensione libro: “Le guarigioni del cervello” di Norman Doidge


A volte capita di passare in libreria e sfogliare libri su libri alla ricerca dell’ispirazione.
Sfoglia che ti sfoglio, vi capita fra le mani qualcosa che pare promettere bene: la quarta di copertina vi attizza, la seconda di copertina pure e sfogliando le pagine sembra che lo stile di scrittura sia spigliato, la traduzione buona e i contenuti pure.
Lo comprate, lo leggete e…
BAM!

A volte capita di trovare un libro che spaccia per vere teorie non confermate.
A volte capita di trovare un libro con riferimenti bibliografici in buona parte autoreferenziali: in pratica i riferimenti sono quelli dei testi prodotti dagli specialisti – o citati come specialisti - quasi senza alcuna conferma indipendente (il solo capitolo 8 ne ha 24 su 82).
A volte capita di trovare un libro che come fonti primarie cita personaggi e usanze dell’antichità e dei secoli scorsi affermando fra le righe che ne sapevano più di noi sulla cura delle malattie.
Come se Koch, Pasteur, Lister e compagnia bella fossero stati dei venditori di fuffa. Infatti nel libro non viene mai nominato nessuno di coloro che hanno fatto della medicina una vera scienza.
A volte capita di trovare un libro con l’affermazione che meditare sulla luce blu/nera migliori la vista (pag. 280);
- che lo stesso risultato si possa raggiungere facendo “bagni di sole” agli occhi (NON fatelo o rischiate di dire addio alla retina, non dite che non siete stati avvisati) (pag. 280 – 281. A quel che dice l’autore il metodo viene raccomandato da un maestro di meditazione, non da un medico);
- che la musica di Mozart è la più indicata per curare problemi neurologici (pag. 471 – 472);
- che i punti di passaggio energetico sulla lingua (ma va? C’è qualcuno che li può mostrare?) sono utilizzati a Hong Kong tramite agopuntura per curare “lesioni cerebrali di origine traumatica, morbo di Parkinson, paralisi cerebrali, ictus, problemi visivi e altre patologie neurologiche” (pag. 315, cito alla lettera dal testo);
- che i laser sostengono il sistema immunitario e che qualcuno è guarito da un’ulcera al duodeno mediante 8 applicazioni di luce laser (tramite endoscopio) oltre al fatto che un “difficile caso di insonnia” è stato guarito con applicazioni di luce laser nel naso (pag. 207, nessun riferimento bibliografico).
E via così per oltre 400 pagine.

 
Ora, è ben noto che il laser ha davvero applicazioni in campo medico, ma con finalità e modi di utilizzo ben diversi (e soprattutto molto ben documentati) nella cura di occhi, ferite o lesioni.
A volte capita di trovare un testo in cui i pazienti – guarda caso - hanno guarigioni o miglioramenti incredibili in tempi strettissimi…con applicazioni di strisce di led colorati sulla testa o ascoltando Mozart o solo camminando. Quest’ultima affermazione – sul camminare - relativa al morbo di Parkinson e alla Corea di Huntington, allo stato presente delle conoscenze del tutto incurabili.
Sarebbe bello penso, se veramente le cose stessero così, ma dove sono le conferme indipendenti? Gli articoli su “Lancet” o pubblicazioni simili, riconosciute in tutto il mondo per la serietà e per i referee capaci? Se cose simili esistessero…ah già! C’è Big Pharma che non vuole che si venga a sapere!
Il che è ovviamente un’assurdità: se esistessero veramente simili rimedi per malanni al momento incurabili basterebbe brevettarli con la clausola di utilizzo gratuito per l’umanità e il gioco sarebbe fatto…con buona pace dei giganti della farmaceutica.
Invece no. Non esiste – a quel che mi risulta – un solo caso di rimedio alternativo che abbia superato l’esame dell’ufficio brevetti.
Come direbbe il critico tritatutto a proposito delle opere del maestro Teomondo Scrofalo (vi ricordate di “Drive in” vero?) il libro è una tavanata megagalattica.
Fine.
 

il maestro Teomondo Scrofalo
 
Ribadisco, a scanso di equivoci: ognuno è libero di credere quel che vuole, ne ha pieno diritto e io non lo discuto, ma se mi si presenta un FATTO, questo DEVE essere dimostrabile e (addirittura, guarda un po’) dimostrato in modo indipendente da ricercatori diversi, e chi lo conferma deve essere una voce autorevole e riconosciuta per la sua serietà.
Il fatto o esiste o non esiste, in particolare quando si ha la pretesa di fare scienza o riportare fatti che dovrebbero essere scientifici (per un sacco di altre cose potrebbe anche non essere strettamente indispensabile, ma per queste lo è di sicuro).
Tutto questo nel libro non succede. Non viene mai presentata una ricerca indipendente o l’autore si tiene sul vago (“…ricerche hanno dimostrato…” senza che queste siano menzionate, neppure nelle note a fine capitolo).
Questo non significa che in qualche caso sia possibile avere dei miglioramenti, ma questo NON deve essere il dottor P a dirmelo, NON devono essere le solite “…ricerche hanno dimostrato…”, e NON deve essere il Gruppo Mamme su Facebook a dirmi che i vaccini (non) causano l’autismo, e non deve essere l’amica della zia della nonna della mia migliore amica a dirmi che un suo conoscente di cui non ricorda il nome ha preso una medicina omeopatica ed è guarito dalla flattite auricolare decentrata a sinistra (malattia immaginaria presa da un numero di “Topolino” di qualche decina d'anni fa).  
Dopodichè cercate in Rete conferme indipendenti e possibilmente autorevoli a quel che avete letto, e tutto quel che trovate è…ancora autoreferenziale (come dire che la conferma della bontà del prosciutto la trovate solo sui siti di produttori di prosciutto, e questo si chiama “conflitto d’interessi”).
Sfido chiunque abbia avuto – per esempio - parenti colpiti da ictus (anch’io ne so qualcosa, come forse diversi fra voi) a dimostrare che con simili metodi si guarisce (e nonostante la riabilitazione motoria effettuata dalla paziente, il che solo per esperienza personale smonta la tesi portata dall’autore. Si può solo peggiorare. Se vi va è così, se non vi va è così lo stesso).
E’ molto triste, e sarebbe bello – ripeto – se davvero con metodi come questi si potesse guarire o almeno migliorare in modo significativo.
A volte capita di trovare libri che presentano una frequenza allarmante di personaggi e medici con nomi fittizi (può andar bene per la privacy dei pazienti, ma per i curanti? Per esempio nel libro, a pag. 94 e seguenti si citano “…la dottoressa O…”, “…il dottor P…” e “…il dottor Q…”). Se i casi fossero veri non sarebbe un’ottima cosa portare nomi e cognomi? Non sarebbe – oltre che ottima pubblicità – un buon modo per mostrare che in effetti casi di guarigione sono possibili e documentati?
E’ un po’ come dire (perdonate il paragone, molto grossolano) che se si rompe la frizione della macchina basta visualizzare una frizione funzionante perché tutto si sistemi (lo so, la mente umana è qualcosa di terribilmente diverso, ma il concetto di base è grossomodo questo).
Non mi fa una buona impressione una cosa del genere. 
Mi fermo qui: ho speso i miei euro (non vi dico quanti) in cambio del nulla e l’unica cosa che ho guadagnato è ricordare il nome di un autore del quale non comprerò più alcun libro. Almeno in questo è servito a qualcosa.
Se un giorno si riuscisse a dimostrare (considerate la parola come scritta in grassetto corsivo sottolineato) che quel che è scritto sul libro è vero (maiuscolo grassetto corsivo sottolineato) sarò il primo a rivedere le mie opinioni, ma fino a quel momento, non contateci.
 
Voto: 4 e non per la scrittura, che è terribilmente, spaventosamente, incredibilmente buona, ma per il contenuto, che non considero degno di una pubblicazione di divulgazione scientifica.
 

 

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