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Visualizzazione dei post da Agosto, 2016

Recensione film: "Paradise Beach"

Buongiorno a tutti!
Di solito un articolo in questo dimenticato blog si trova grossomodo ogni paio di settimane; stavolta accorcio un po’ i termini per recensire quello che a mio parere è un po’ una novità nei film di genere.
Vi dico subito che “Paradise beach” NON è una sorta di remake dello “Squalo” e in fin dei conti non c’ha poi molto a che fare: mentre lo “Squalo” (sempre che qualcuno di voi se lo ricordi) puntava più sull’ottusità delle autorità, incapaci o restie ad affrontare la situazione, “Paradise beach” punta più sulle necessità di far funzionare la materia grigia quando si tratta di uscire da una situazione apparentemente senza sbocchi. Al di là della (notevole) avvenenza della protagonista Nancy che è anche in gamba nella recitazione; il film è una goduria sotto qualunque punto di vista.

Recensione libro: "C'è qualcuno là fuori?"

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Buongiorno a tutti! II post di oggi potrebbe apparire un po’ strano, non solo per via dell’argomento, ma anche perché mi ha richiamato alla memoria un paio di fatti che pensavo ormai sepolti nei labirinti della memoria. La recensione riguarda un agile ma interessante libro: “C’è qualcuno là fuori?” rappresenta l’ultima fatica della sempre splendida Margherita Hack, che non visse abbastanza per vederlo completato e pubblicato. L’onore e l’onere di portare a termine l’impresa toccò a Viviano Domenici, che ha completato un ottimo lavoro. La copertina del libro rende giustizia – a mio parere – a quella grande astronoma (lasciate perdere l’Accademia della Crusca: “astronoma” è un termine vecchio quanto il mondo, e che le ministre e le sindache dicano quel che vogliono: “astronoma” le batte tutte) che era la Hack, insieme al suo sempre grande senso dell’umorismo e al tempo stesso unendo la meraviglia e la curiosità che sempre hanno segnato la sua vita e i suoi scritti.

Nonostante il titolo, il …

Il silenzio degli editori

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Tocchiamo, con il post di oggi, uno dei punti dolenti degli scrittori e degli aspiranti tali:
il rifiuto degli editori o, peggio, il silenzio degli editori
In effetti assomiglia più a qualcosa tipo “Il silenzio degli innocenti” ma tant’è(nota 1). Di fatto c’è poco che per uno scrittore si dimostri fonte di apprensione tanto quanto l’invio del manoscritto a un editore che poi non si fa sentire. Una buona parte di chi legge queste righe ha avuto certamente a che fare con il difficile parto di quelle duecento pagine / trecentomila battute spazi compresi / ovvero saga in stile “Signore degli anelli” che, dopo innumerevoli correzioni, modifiche, taglia e cuci, impaginazioni e cura per il dettaglio viene poi inviata a quei - pochi – editori che si occupano del genere di cui abbiamo scritto. Non prendo in considerazione l’autopubblicazione, mondo un po’ a sé stante e per il quale non mi pronuncio, non avendone esperienza. Piuttosto mi riferisco all’attesa non proprio tranquilla dell’autore che g…