Il silenzio degli editori


Tocchiamo, con il post di oggi, uno dei punti dolenti degli scrittori e degli aspiranti tali:
 
il rifiuto degli editori o, peggio, il silenzio degli editori

In effetti assomiglia più a qualcosa tipo “Il silenzio degli innocenti” ma tant’è  (nota 1). Di fatto c’è poco che per uno scrittore si dimostri fonte di apprensione tanto quanto l’invio del manoscritto a un editore che poi non si fa sentire.
Una buona parte di chi legge queste righe ha avuto certamente a che fare con il difficile parto di quelle duecento pagine / trecentomila battute spazi compresi / ovvero saga in stile “Signore degli anelli” che, dopo innumerevoli correzioni, modifiche, taglia e cuci, impaginazioni e cura per il dettaglio viene poi inviata a quei - pochi – editori che si occupano del genere di cui abbiamo scritto.
 
 
Non prendo in considerazione l’autopubblicazione, mondo un po’ a sé stante e per il quale non mi pronuncio, non avendone esperienza.
Piuttosto mi riferisco all’attesa non proprio tranquilla dell’autore che giorno dopo giorno – che sia in ferie o al lavoro – sbircia sudando freddo la sua casella di posta alla ricerca di un qualsiasi segno di vita da parte di quelle entità misteriose chiamate “editori”.

E quindi: una volta fatto tutto il possibile per rendere lo scritto un lavoro degno di pubblicazione e cercati in internet o sull’elenco del telefono i possibili editori cui potrebbe piacere il nostro romanzo o saggio, ecco che inizia la seconda fase, che consiste nell’invio del manoscritto o di parte di esso o di una sinossi – secondo le indicazioni presenti nei vari siti – a delle caselle di posta nelle quali riponiamo le nostre speranze.
Ma le caselle di posta non sono tutte uguali: per esperienza diretta posso dire che un romanzo rifiutato da un editore (ho scritto “rifiutato” ma si legge “stroncato”) viene poi accettato da un altro, magari con commenti lusinghieri. A dire che non esiste un modo univoco di valutare uno scritto. Del resto si racconta (forse è una leggenda urbana o forse no) che anche autori come J.K. Rowling hanno collezionato una buona dose di rifiuti prima di approdare all’editore “giusto”.
Che,  sotto sotto, è quel che speriamo tutti!
Ora, stante che un buon editore, di quelli che si sono fatti apprezzare per la serietà e la qualità dei lavori pubblicati, riceve senz’altro una notevole quantità di lavori da valutare, devo dire che apprezzo grandemente quelli che ti danno una risposta – positiva o negativa che sia – rispetto a quelli che nel loro sito scrivono che se non ti rispondono entro un mese o due o tre si deve intendere il lavoro come non accettato.
 
 
E insomma! Capisco che ci sono un sacco di manoscritti in arrivo, che il giorno ha solo 24 ore, che i collaboratori non sono poi molti, ma…per una sinossi che ti ho mandato – una sinossi di 40 righe giusto per non farti perdere tempo, mica le millemila battute del mio capolavoro – potresti almeno mandarmi una email inviata in automatico con su scritto “Non ce ne frega niente si rivolga ad altri” (nota 2).
Non mi offenderei, o magari anche sì, ma almeno avrei la certezza che qualcuno una letta di sfuggita al mio scritto l’ha data!
Chi mi garantisce che l’hai letto davvero?
Nonostante tutto ho invece apprezzato (sia pure con una piiiiiiccola vena di amarezza) anche chi ha rifiutato il mio manoscritto con motivazioni che potevano essere anche personali (come detto più sopra ogni editore ha il suo metro di misura) ma che almeno mi ha dimostrato d’averlo letto e valutato.
Il che non significa che lo leggano fino in fondo (forse a volte succede), ma al di là del rifiuto credo sia importante per un autore sapere che quel che ha scritto - che sia o meno valutato positivamente – è stato letto.
Come dice Pat Walsh (nota 3), facilissimo finire nel mucchio di manoscritti impilati che finiranno nel cestino a meno che qualcuno si accorga che c’è qualcosa di davvero buono, in quel mucchio.
Ora, non posso chiedere che un editore legga tutto quello che gli arriva, ma se ti mando una sinossi potresti almeno dirmi se fa schifo o no…



Perché alla fine quel che un autore chiede è molto semplice: fammi sapere che l’hai letto, che l’hai valutato, fammi sapere che ne pensi.
In altre parole: fammi sapere che esisto e che io non sono un altro pezzo di carta sulla pila  dei pezzi di carta con altezza della pila tendente a infinito. (Nota 4).
   
Sezione note:
Nota 1: secondo me è una buona pellicola con degli spunti interessanti, ma a parer mio non meritava l’Oscar per il miglior film. In particolare non mi è piaciuto il modo in cui uno psicopatico pluriomicida viene mostrato come il buono di turno mentre chi fa il proprio dovere per proteggere la collettività da individui come lui viene invece messo in secondo piano o addirittura in cattiva luce.
Alla fine del film tutti facevano il tifo per il dottor Lechter!
Nota 2: anni fa scrissi a un editore di fantascienza chiedendo se ricevevano manoscritti da esordienti e se chiedevano contributi all’autore. La risposta – che non so se definire semplicemente sgarbata o frutto di una mente con gravi problemi di relazione – è stata “Ci sono altri editori che pubblicano a pagamento, si rivolga a loro”.        
Ancora non ho capito se sono io che non ho scritto bene l’email (possibile) o se chi mi ha risposto aveva dei traumi infantili non ancora risolti (possibilissimo).
Nota 3: nel suo (già citato in altro post) “78 motivi per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato & 14 motivi per cui invece potrebbe esserlo”.
Nota 4: il mio ultimo manoscritto l’ho inviato a una decina di editori da oltre 3 mesi, ma nessuno mi ha nemmeno risposto per mandarmi a quel paese!
A volte quasi quasi ti vien da desiderare di essere mandato a quel paese, non fosse altro per avere la conferma dell’avvenuta ricezione del messaggio…
Almeno a Snoopy rispondono!

Commenti

  1. Una signora che valutava i manoscritti per una grossa casa editrice, cliente di un negozio nel quale lavoravo da ragazza, mi spiegò come svolgeva il suo gravoso compito: leggeva le prime 5 pagine, poi 5 pagine nel mezzo e le 5 finali. In 15 pagine si rendeva conto se valesse la pena di leggere il manoscritto per intero o cestinarlo. Nessuno ha il tempo di leggere interamente le migliaia di opere che arrivano sulla sua scrivania (è noto che ci siano più scrittori che lettori) né il tempo di rispondere agli autori rifiutati perché il tempo è denaro e l'editore è un imprenditore. La sensibilità dello scrittore in attesa di riscontro non è un fattore rilevante in quel mestiere e di questo bisogna farsene una ragione.
    Penso anche che la maggioranza degli aspiranti non sia in grado di accettare un rifiuto per presunzione e preferisca credere che il suo capolavoro non sia stato letto e, in ogni caso, di fronte a una lettera che spiega quanto il suo lavoro sia mediocre risponderebbe "Sono loro che non capiscono".
    Bisogna accettare la realtà: il nostro manoscritto può non essere letto e può non piacere. Inutile lamentarsi perché funziona così per quanto possa sembrare cinico, maleducato e insensibile.

    p.s. Personalmente, quando un libro non mi piace, col cavolo che riesco a leggerne ben 15 pagine!! :)

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  2. Ciao Simona e bentornata!
    Sono ben consapevole di questo e condivido in pieno quanto hai scritto: in particolare la richiesta di sinossi da parte degli editori mi pare un metodo che può mettere d'accordo le esigenze dell'editore con quelle dell'autore.
    Quel che mette il dubbio sul fatto "letto o non letto" è la nota del tipo "se non rispondiamo entro un tot considera rifiutato il tuo scritto". Il che va anche bene (come detto nel post, ogni editore ha i suoi metri di valutazione, e questi non vanno messi in discussione).
    Ma andrebbe anche bene una nota del tipo: "Dopo 15 pagine abbiamo capito che il suo scritto è una vera schifezza". Se non altro sapresti che 15 pagine le hanno lette! :-)

    Approvo il criterio seguito da alcuni editori, che accettano l'invio di manoscritti per limitati periodi - di solito per due o tre mesi - in modo da avere poi il tempo di fare una valutazione su quanto ricevuto con la dovuta calma (anche se non so proprio se nel settore editoriale la parola "calma" esista veramente).
    Non credo che un editore - pur con le migliori intenzioni - riesca a leggere tutto il materiale che arriva, di contro non credo che 15 pagine possano essere sufficienti per una valutazione (per inciso: ho tentato di leggere uno dei libri della saga di Harry Potter e dopo 15 pagine ho lasciato perdere. Fosse stato per me la Rowling non sarebbe mai diventata famosa! :-P ).


    p.s. al tuo p.s.: anch'io non ho contato i libri che dopo un tot di pagine (più di 15, ma giusto per farmi violenza!) ho chiuso e messo nel materiale da riciclo! :-D

    Ciao!

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