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USS Indianapolis e l'importanza della documentazione

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Post poco impegnativo prima della pausa estiva… Come tutti, credo, anch’io sono un po’ lassista in certe cose e pignolino in altre: questo post riguarda – purtroppo per voi che leggete – un aspetto pignoloso del sottoscritto. Qualche tempo fa si discuteva dell’importanza della documentazione nella scrittura, del fatto che per rendere verosimile un romanzo occorre perdere un po’ di tempo anche per documentarsi. E a dire il vero non è tempo perso: ne guadagna il romanzo e la personale cultura dello scrittore. A maggior ragione, però, la documentazione diventa fondamentale nel caso di film che hanno la pretesa di essere storici o che mostrano nei titoli di testa l’abusata formula “ispirato a fatti realmente accaduti”. Ecco, questa frasetta mi dà un po’ sui nervi (a prescindere dalla bellezza del film) perché implica che il regista si prende una buona dose di libertà, scelta non sempre indovinata. E questo ci porta all’oggetto della recensione di oggi: il film “USS Indianapolis” da pochi gior…

Di frasi fatte, di film e di esperienze personali

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Ohibò! E’ già passato un mese dall’ultimo monologo! Vabbè, il tempo passa, anche se a volte non è sempre facile farsene una ragione…


A volte capita di vedere qualche film alla tivù o al cinema e ripensare ai film nei quali sono state dette delle frasi che- per qualche ragione a noi sconosciuta e a ogni modo difficile da capire - ci sono rimaste in mente. Ora, è certo che se qualcuno va in Rete a cercare qualcosa sull’argomento di sicuro lo trova, qui però mi limiterei ai soli film che ho visto personalmente, quindi non troverete in questo post citazioni del tipo “Francamente, mia cara, me ne infischio!” (anche se, secondo logica, l’ho appena fatto).
Come sapete - e non è un segreto nemmeno per l’F.B.I., né per la Digos che, per come penso io, tutto sanno e tutto vedono – la fantascienza è uno dei generi che preferisco, ma non l’unico: mi piacciono anche film più “seri” (le virgolette non vanno intese in senso spregiativo, anzi) e quelli con una certa dose di comicità, meglio se demenziale…

Recensione film: "La mummia" - 2017

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Ben ritrovati! La recensione di oggi riguarda una pellicola uscita da pochi giorni in Italia e che volevo proprio andare a vedere: le anteprime mi sono sembrate davvero buone e facevano presagire un trama interessante e ricca di colpi di scena. Devo dire che “La mummia” versione 2017 (si tratta infatti del remake di una pellicola del 1932 e comunque con trama molto diversa) è un film che parte bene e arriva maluccio. Intendiamoci: non mancano azione ed effetti speciali di prim’ordine, che non fanno rimpiangere i soldi spesi per il biglietto, ma il film contiene diverse pecche (se non siete andati a vederlo e ne avete intenzione cessate qui la lettura del post).


Anzitutto i personaggi: - Nick Morton (alias Tom Cruise): buona l’entrata in scena, in particolare nei primi dieci minuti, in cui dà il meglio di se stesso nelle scene in cui racconta balle al suo superiore, ma poco adatto al ruolo tragico in cui deve calarsi in seguito. Personalmente, considerata la sua parte, avrei preferito un at…

Dove stanno di casa gli angeli?

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Il paese è piccolo e la gente mormora” è un detto che si può applicare a qualunque realtà. Anche alla corsia di un ospedale: un microcosmo di dove puoi sapere tutto anche senza aprir bocca. Anzi, più stai zitto e più gli altri saranno disposti a chiacchierare. O a monologare, che è la cosa che capita più spesso: quando stai zitto e ascolti succede come nel libro “Momo”, quello di Michael Ende. Momo stava zitta e gli altri, sentendosi ascoltati parlavano a ruota libera, ringraziandola per averli compresi e consigliati. All’inizio è sempre un trauma, lo sapete: la signora che grida di notte, le infermiere che corrono e magari senti cos’ha o cosa non ha il vicino di stanza, l’odore classico dei medicinali, eccetera. Tutte cose che sapete. Che poi, se entri in corsia e trovi quattro guardie che sorvegliano due stanze cominci a chiederti se sei capitato nel posto giusto. Sì, sei capitato nel posto giusto, ma con un paio di ospiti che non ti saresti aspettato di trovare: di uno si dice che sia u…

Perché, vedete...

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…non è che la cosa faccia piacere, anzi. Del resto alcuni assunti sono certamente veri (frase che di suo fa schifo, come si fa a mettere insieme “certamente” e “veri”?) : - primo, che un autore che invia a un editore il suo romanzo è assolutamente convinto di aver fatto del suo meglio e che se c’è qualcosa di migliorabile si migliorerà; - secondo, che nessuna legge, che sia o no scolpita nella pietra, può costringere un editore a pensarla come te; - terzo, che le settimane spese a tradurre (o a cercare di tentare di provare a tradurre) in una lingua che non è la mia nativa non sono servite a niente; e questo non deve sorprendere, visto che una lingua – qualunque essa sia – è di una ricchezza e di una complessità straordinarie e solo gente che le ha studiate a lungo può sperare di avere qualche possibilità di fare un lavoro che sia almeno decente; - quarto, che se ti rispondono dopo che hai inviato un romanzo tradotto da te e non da uno specialista in materia è già tanto (nota 1). E’ anche …

Philip José Farmer, il fabbricante di universi

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A tutti sarà capitato di leggere in giovane età i libri di qualche autore che poi, nel corso degli anni, non viene più abbandonato. Almeno finché vive (il lettore, non l’autore!). Poi, come penso accada sempre, ognuno di noi ha i suoi “periodi letterari”, nei quali ci si affeziona ora all’uno, ora all’altro autore, senza per questo dimenticarsene man mano che il tempo passa. Per quanto mi riguarda c’è stato il periodo in cui ho divorato i libri di Jules Verne; c’è stato il periodo Salgari (curiosamente il Salgari usava spesso il verbo “odimi”, inteso come “ascoltami”, ma io per motivi che non ho mai scoperto - e conoscendo la mia mente contorta forse è meglio che non conosca mai - leggevo sempre “odiami”: mi pareva strano che Salgari scrivesse “odiami”, ma lo prendevo per buono: insomma, chi ero io per dirgli quel che doveva scrivere?), e il periodo “qualunque cosa va bene”. Ad ogni modo tengo a precisare che tutti i volumi degli autori appena citati venivano dalla biblioteca della scuol…