Blog Tour "Come un dio immortale" - intervista a Maria Teresa Steri



Ho risposto con piacere all’invito di Maria Teresa Steri (da qui in avanti semplicemente MT) a partecipare al suo blog tour con riferimento al suo ultimo romanzo “Come un dio immortale”.
Il tema del romanzo è abbastanza inusuale, nel senso che spesso un argomento simile sconfina se non nell’horror, almeno nel romanzo o nel film che fa del truculento la sua arma migliore.
Nulla di tutto questo nel romanzo di MT, che – a dir la verità in modo abbastanza pudico – evita descrizioni troppo accurate in fatto di scene forti.
A dirla tutta avevo pensato all’inizio di impostare questo intervento sulla base delle differenze o delle somiglianze dei due mondi che io e MT  - dal punto di vista dei nostri scritti – rappresentiamo.
Vale a dire: da una parte il mio filone preferito, la fantascienza, con viaggi, paesaggi, situazioni lontane nel tempo e nello spazio; ipotesi sul come il mondo potrebbe essere o avrebbe potuto essere; sui possibili futuri e così via.
Dall’altra un aspetto della realtà umana che sia pure molto presente – e non a caso “Come un dio immortale” è ambientato ai giorni nostri -  viene spesso trascurata per vari motivi.
In realtà non ho trovato punti di contatto fra queste due visioni letterarie se un debole punto in comune col filone fantasy, più che con quello fantascientifico: se infatti fino a qualche decennio fa la fantascienza aveva bisogno di ben poche spiegazioni e più o meno ‘tutto andava bene’ ora la fantascienza stessa si pone come una seria e a volte perfino ardita estrapolazione di ciò che avrebbe potuto essere o che potrebbe essere, con fortissimi agganci alla realtà e alle certezze che la scienza e la tecnologia ci possono dare.
Nel fantasy, invece, non esiste un perché o un percome a cose come la magia o i poteri dei personaggi: ci sono e basta, fanno parte di quel mondo e se ci sono leggi che li governano beh…queste leggi sono inconoscibili e il tutto va accettato come atto di fede.
Tutto questo diviene necessario in un romanzo a sfondo esoterico, dove le misurazioni oggettive vengono meno e dove il mondo interiore la fa da padrone. Cioè tutto quel mondo che avvertiamo e che viviamo, ma che non è soggetto a essere rappresentato con misure, fotografie, grafici. Solo al nostro sentire, sperare, desiderare con forza. 
Dove non puoi chiederti da dove vengono certe cose: ci sono e basta.
E’ chiarissimo a tutti, credo, che l’addentrarsi in un territorio simile, non solo pieno di sfaccettature diverse da persona a persona, ma che va a scavare in quel che di più intimo rappresenta l’uomo può essere un compito davvero difficile.
Non molti fra gli autori che ho letto si sono addentrati in profondità in questo argomento (fra i migliori – sia pure in modo a volte discutibile – ricordo P.J. Farmer) e la stessa MT a volte preferisce fare snorkeling piuttosto che andare a profondità tali da richiedere una decompressione prima di risalire in superficie, al mondo che conosciamo (passatemi la similitudine).
Questo non è un punto a sfavore, sia chiaro: ognuno secondo la propria sensibilità e il proprio desiderio di parlarne.
 
Di conseguenza ho fatto alcune cose e non ne ho fatte delle altre.
Fra le cose che NON ho fatto: leggere gli interventi sugli estratti da “Come un dio immortale”. Questo per avere una visione delle cose - e per scrivere questo intervento - in modo da non essere più o meno condizionato dai vari pareri che i lettori esprimono.
E NON ho letto alcuna recensione (quelle su Anobii o Amazon, tanto per intenderci) per lo stesso motivo.
Il che comporta che qui sto scrivendo senza filtri.
Fra le cose ho fatto (sto facendo) è cambiare del tutto l’approccio a questo mio intervento, che pongo a MT in forma di intervista, non perché la cosa sia nuova, ma perché penso che gli argomenti trattati meritino un approfondimento che va al di là della semplice opinione o recensione.
E per questi motivi comincio con la prima domanda:
 
D: Ciao MT! Il fatto che tu abbia deciso di dedicarti a un filone così inusuale mi fa pensare che da molto tempo – magari fin da piccola – tu avvertissi il bisogno di mettere  certi argomenti in forma scritta.
R: Ciao Gabriele, prima di tutto grazie per avermi accolta nel tuo blog.
L’esigenza di raccontare storie è nata molti anni fa, direi proprio fin da piccola, invece ho scoperto tardi quale genere fosse nelle mie corde. I  racconti e il mio primo romanzo breve avevano un’impronta diversa,  incentrata sulla psicologia dei personaggi, con una vena gialla. Man mano che ho cominciato a interessarmi di filosofia ed esoterismo, ho sentito il bisogno di inserire nelle storie degli elementi soprannaturali. È stato quindi un processo graduale.
 
D: E quali sono i motivi?
R: Difficile dirlo! L’ispirazione segue delle regole che quasi mai sono razionalizzabili. Però scoprire quale fosse il genere a cui volevo dare voce è stata una grande svolta per me. All’inizio ero titubante, temevo che certi temi potessero risultare indigesti, solo con il tempo sono diventata più coraggiosa. E ho capito che i lettori sono più smaliziati di quanto si pensi.
Ma forse il motivo più importante è un altro. Mi piace l’idea di poter trasmettere qualcosa di più profondo con le mie storie rispetto al fare del semplice intrattenimento. Mi stuzzica l’idea di mettere una pulce nell’orecchio in chi legge. Ovviamente sta poi al lettore se accogliere o meno.
 
D: nel tuo romanzo, sono in pratica assenti persone che a priori scartano l’idea di un mondo spirituale, anzi, l’impressione è che dopo un attimo di iniziale smarrimento ognuna di loro sia disposta a prenderne atto. Questo mi fa pensare che sei dell’idea che tutti in realtà riflettono a lungo su questi aspetti della loro vita.
R: In realtà sono solo i personaggi principali quelli che entrano in contatto con queste idee e reagiscono poi in vari modi. Ci sono diversi personaggi secondari che nel corso della storia resteranno nel loro scetticismo o nelle loro credenze, come i genitori di Flavio, quelli di Milena, la sorella di Carla, don Franco, gli amici di Flavio, ecc.
Ma la tua osservazione è giusta, perché ho voluto dare rilevanza a chi al contrario è disposto a mettere in discussione la sua visione della realtà. Non credo affatto che tutti riflettano sul senso della vita, anzi. La massa vive in una totale inconsapevolezza, gioisce o soffre senza mai chiedersi se gli eventi che li colpiscono abbiano un valore, né si domandano se oltre il visibile ci sia altro. Farsi domande non è da tutti. Purtroppo.
 
D: per certi versi questa visione del mondo permeata di spiritualità è in profondo contrasto con alcune teorie (al momento non dimostrate e che secondo la mia opinione saranno difficilmente dimostrabili) secondo le quali non ci sarebbe alcun bisogno di invocare entità o divinità per spiegare l’esistenza dell’universo e dell’uomo: posso chiederti se hai una posizione a questo riguardo?  
R: Io penso che le teorie che escludono l’elemento spirituale possano arrivare fino a un certo punto, ovvero si fermano là dove arrivano gli strumenti che hanno a disposizione per indagare. E questi strumenti, tra l’altro, variano di epoca in epoca. Ci sono molte cose invisibili in cui  crediamo. Le emozioni, i sentimenti o pensieri per esempio non possiamo toccarli con mano, non ci sono strumenti in grado di analizzarli, però sappiamo che esistono. Anche la vita (umana, animale o vegetale) non ha spiegazioni, se ci basiamo solo sulla scienza. Con ciò non voglio dire che la scienza sia inutile, anzi. Però ha dei limiti e bisogna prenderne atto.
 
D: leggo nella tua biografia alla fine del romanzo, che hai studiato Filosofia e che le idee di R. Steiner attraggono il tuo interesse. In che misura l’una e l’altra influenzano i tuoi scritti?
R: L’hanno influenzata moltissimo. “Come un dio immortale” si è nutrito di varie idee, inizialmente quelle che si trovano nei libri di Carlos Castaneda e più di recente ho attinto molto all’antroposofia di Rudolf Steiner. Però queste suggestioni si sono mescolate anche alla fantasia, che mi ha portato a coniare una terminologia che non esiste in nessun libro e anche a romanzare alcuni concetti adattandoli alla narrazione.
 
D:  Qual è la tua posizione sull’esistenza di creature incorporee che possono influire sulla nostra vita?
R: Nel romanzo, come hai letto, le creature incorporee hanno una grande importanza. Si parla di un mondo spirituale e degli esseri che ne fanno parte. Visto che si tratta del cuore della storia, non farò troppe anticipazioni, ma posso dirti che io credo nella loro esistenza e nel fatto che siano in grado di agire su di noi, anche se non sulla nostra parte fisica. Però non si tratta sempre di un’influenza benevola. Noi esseri umani siamo molto vulnerabili e pronti ad accogliere il male piuttosto che il bene. Un’idea che tra l’altro trova riscontri non solo in testi esoterici, ma anche in molte tradizioni religiose.
 
D: mi rendo conto che queste domande non sono facili e riguardano aspetti che moltissimi ritengono molto intimi e non amano parlarne, forse anche per il timore di come potrebbero venire considerati dal resto del mondo; una cosa che tutti noi abbiamo sperimentato a volte in modo molto spiacevole.
Vuoi dire qualcos’altro su questo argomento?
R: C’è molta diffidenza verso questi temi, è vero. Dopo la pubblicazione di questo romanzo, però molte persone mi hanno scritto confidandomi il loro interesse per una spiritualità non ancorata a un credo religioso o in generale per una realtà soprannaturale. Da queste confidenze ho capito che non è facile esporsi, parlarne in pubblico. Io stessa provo inadeguatezza e imbarazzo, perché come hai detto concernono una sfera molto interiore di noi. Però trovare un punto di incontro su queste esigenze interiori è stata una bella scoperta per me, mi incoraggia a scrivere altro su questi temi.
 
Per concludere, un grandissimo “graaaazie!” a MT che ha sopportato anche questa nuova  - e penso strana – intervista.
Per quel che riguarda le mie idee…mi piace pensare che il compianto Stephen Hawking, al di là delle sue legittime convinzioni, si trovi ora a fare quattro chiacchiere con Qualcuno che gli sta dicendo: “Vedi Stephen, non è che le tue teorie fossero così strampalate, ma c’è qualcosa che forse non avevi ben capito…
E Qualcuno glielo spiega.
 
Che bella immagine, Gabriele! Un enorme grazie va a te che hai letto il romanzo (in un tempo record, aggiungo) e ti sei reso disponibile per questi approfondimenti.
 
 
La trama del romanzo
Aggredito in un parco cittadino, Flavio si risveglia nella baracca di una giovane senzatetto, Lyra. Dopo essersi presa cura di lui per tre giorni, la donna lo manda via in modo brusco.
Tornato a casa, per Flavio nulla è più come prima. Il rapporto con la fidanzata va a rotoli, mentre crescono la passione e l'ossessione per la misteriosa Lyra. Indagando, Flavio apprende che a sei anni è scomparsa da casa senza lasciare tracce. Il suo caso però non è l’unico in città. Negli ultimi vent’anni, altre sei persone sono sparite nel nulla, e tutte erano collegate a un noto scrittore dell’occulto.
Convinto che Lyra sia scappata da una setta, Flavio è deciso a liberarla dal suo oscuro passato. Ma quando scopre che dietro la sua storia si cela una verità del tutto diversa, comincia a capire di essere anche lui una pedina di un gioco più grande, iniziato cinquant’anni prima. Un gioco che si fa sempre più pericoloso e che lo costringerà a mettere in dubbio tutto ciò che sa della sua vita e della realtà che lo circonda.
Disponibile su Amazon in versione cartacea o ebook: qui
GRATIS con Kindle Unlimited
I primi capitoli sono liberamente scaricabili da qui
Tappe precedenti del blog tour:
- 10 aprile Myrtilla's house di Patricia Moll - Presentazione del romanzo
- 15 aprile Liberamente Giulia di Giulia Mancini - I personaggi del romanzo
- 20 aprile Mite Ink di Renato Mite -  Dialogo sul romanzo 
 
Il prossimo appuntamento è fissato per il 27 aprile su Drama Queen di Elisa Elena Carollo - Lettura del capitolo 3 sul suo blog
 

Commenti

  1. Bellissima intervista! Sono felice che il blog tour vada alla grande. Maria Teresa merita veramente!
    Il post è decisamente interessante e le domande saranno "curiose" (non strane) ma giuste.
    MT si è messa a nudo anche su argomenti dei quali non è facile parlare. Si rischia di venir considerati se non pazzi almeno strambi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Patricia di essere passata e aver commentato. Eh sì, non è per niente facile parlare di certi argomenti. Direi che Gabriele per certi versi mi ha messa a dura prova, ma ne sono stata felice. E' stato un confronto molto stimolante. Scrivere di temi esoterici porta inevitabilmente ad affrontare domande spinose, così come a suscitare reazioni di vario genere. Come dici tu, si può facilmente essere presi per strambi ^_^

      Elimina
  2. Intervista davvero interessante. Complimenti a entrambi.
    Credo siano le domande sulla punta della lingua di un qualunque lettore che si avvicina al genere per la prima volta e comincia a farsi mille giustissime domande. Io ho amato moltissimo questo romanzo di Maria Teresa e mi sono trovata a dialogare con lei da subito con le tematiche che l'hanno spinta a creare questa storia piena di fascino e intrigo. Credo non esista lettore che non si farà domande su quanto di vero ci possa essere nella vita quotidiana, e credo non guarderà più le cose con superficialità. Dopotutto è un libro che parla direttamente alla parte più vulnerabile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti sono stata molto contenta di queste domande, per la loro sincerità e immediatezza. Certo molto ci sarebbe stato da dire da parte mia, però non volevo fare troppi spoiler o appesantire il discorso. Mi rendo conto che certe tematiche non sono affatto facili da digerire. Grazie Nadia ^_^

      Elimina
  3. Ciao a tutti.
    Credo che Gabriele abbia messo in luce degli aspetti molto importanti di questo romanzo, e che sia riuscito a porre le giuste riflessioni in merito. Brava Maria Teresa per come hai affrontato l'intervista. Bella l'idea del soprannome! 😆😆😆
    Sharon.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Sharon, direi che il merito principale va proprio a Gabriele e alle sue domande di approfondimento che mi hanno dato modo di specificare alcune cose in più sul romanzo.

      Elimina
  4. Questo blog tour è sempre più interessante perché svela, di volta in volta, aspetti nuovi del bellissimo romanzo Come un dio immortale, mi è piaciuta molto questa intervista e mi ha fatto venir voglia di approfondire le teorie di Steiner, anzi di leggerle (approfondire non direi, visto che non le conoscevo e non ho letto nulla).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di questo sono felicissima, Giulia. Dei libri di Steiner io mi sono innamorata molti anni fa, per certi versi ti cambia davvero la vita. Grazie ^_^

      Elimina
  5. Intervista decisamente non banale, faccio i miei complimenti all'intervistatore e all'intervistata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Nick! Anche per me è stato bello rispondere a queste domande non banali e scoprire nuove prospettive. E' il bello di trovare lettori attenti come Gabriele ;)

      Elimina
  6. Grazie a tutti e a tutte per la vostra partecipazione! Devo dire che dopo l'iniziale smarrimento ("Accidenti...e adesso cosa scrivo?") le domande che ho rivolto a MT sono venute con una spontaneità che non mi aspettavo (devo dire però che carne al fuoco ce n'era parecchia).
    In particolare, visto l'argomento, pensavo che la buona MT mi dicesse di farmi gli affari miei!
    Sono contento che abbiate apprezzato le domande, ma soprattutto l'intervistata, che è stata di una disponibilità ammirevole!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E io ti ringrazio per avermi ospitato qui. Ho apprezzato moltissimo questo confronto e sono felice che abbia suscitato interesse in chi ci ha seguito. Non vedo perché avrei dovuto dirti di farti gli affari tuoi, erano tutte curiosità più che lecite :D

      Elimina
  7. Complimenti, una bella intervista che offre altri spunti di riflessione.
    Sulla questione fra bene e male ci sarebbe molto da dire, mi torna in mente una teoria di Platone secondo cui l'uomo ricerca sempre il bene, in maniera egoistica, anche quando fa del male. Non posso essere preciso perché è una reminescenza di vecchie letture. Credo, però, che i lettori del romanzo ritroveranno questo aspetto della storia durante la lettura e l'avete ben sottolineato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh sì, non ricordo neppure io se la teoria è di Platone, ma capisco a cosa ti riferisci. Noi umani siamo pieni di sfaccettature, non sempre positive. Speriamo di migliorare strada facendo :D
      Grazie per i complimenti e per essere passato, Renato!

      Elimina
  8. Un'intervista particolare volta a scoprire alcuni retroscena dell'autrice: in fondo chi di noi non nutre curiosità riguardo agli scrittori di cui di volta in volta si leggono le opere? Ho trovato l'intento molto centrato, condotto con grande professionalità da entrambi. Complimenti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Rosalia! E' bello vedere come ogni lettore scopre nuove cose e quindi il libro genera interrogativi diversi. Gabriele ha fatto un ottimo lavoro :)

      Elimina
  9. Molto bella anche questa tappa, con domande e risposte per niente banali. Grazie a entrambi.

    RispondiElimina
  10. In difesa del grandioso Stephen Hawking (che stando alla scienza medica doveva vivere solo due anni dopo la diagnosi della malattia...), è difficile per un disabile credere in un dio, perché dal suo punto di vista sarebbe un dio cattivo. Credeva però nella "magia" della Vita, di un piccolo pianeta, in un sistema solare minore, in una delle tredici miliardi di galassie. A modo suo, credeva in qualcosa che non poteva spiegare. Se c'è un Qualcuno, in questo momento Hawking si starà lamentando di parecchie cose! :)
    A Maria Teresa: non sapevo avessi preso anche da Steiner, solo recentemente l'ho sentito nominare perché l'attore di Outlander ha frequentato proprio una scuola steineriana, che fatalità l'ha indirizzato subito ad una scuola di recitazione. Mi chiedo se questo tipo di scuola non potrebbe farci trovare prima (prima che sia troppo tardi) la nostra vera vocazione... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Barbara,
      non devi difendere Hawking, per il semplice fatto che non c'è nulla da difendere! Hawking è stato un grande, un grandissimo, e su questo non ci piove. Non sorprende che non credesse in qualcosa oltre la nostra esistenza tangibile, perché si tratta del pensiero che prende tutti noi quando vediamo o sperimentiamo certe situazioni, penso nessuno escluso. Il dubbio prima o poi ci prenderà tutti, e a lui è capitato - purtroppo - prima che a tanti altri. E a volte il dubbio si insinua anche in situazioni che potremmo definire come "normali". Quindi quelle quattro acche che ho scritto non devono in alcun modo venire intese come una critica "contro".
      Se poi si sta lamentando con Qualcuno, beh confesso che sarebbe interessante assistere al dibattito. Davvero! Ne sentiremmo delle belle!

      Elimina
    2. Ciao Barbara, grazie per essere passata! Beh, diciamo che Steiner ha influenzato moltissimo le idee del libro, anche se la storia in sé è tutta di fantasia. Direi che avendo molta familiarità con l'antroposofia (sono oltre dieci anni che leggo questi libri), era inevitabile che mi influenzasse a fondo. Non so dirti però se una scuola steineriana possa aiutare a individuare le nostre vocazioni, però non lo escluderei affatto, anzi. Interessante che l'attore di Outlander abbia sottolineato questa cosa!

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Recensione libro: “Le guarigioni del cervello” di Norman Doidge

Di frasi fatte, di film e di esperienze personali